13° piano

Non si raggiunge con l'ascensore: è uno stato mentale.


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Insoddisfatto

Non so sinceramente da dove cominciare: avrei così tante cose da dire, così tante situazioni di cui sfogarmi che non so davvero dove mettere le mani.

Allora nel frattempo sto zitto e, in attesa di riordinare i pensieri, concludo dicendo che questo 2010 sta andando di merda.
Mi sento invaso da un generale senso di spossatezza, di tristezza e di malcontento: come se tutto quello che tento di portare a termine svanisse nel nulla per una semplice carenza di forze.

In aggiunta non si può certo dire che quest’estate stia procedendo nel migliore dei modi: l’ennesima delusione, seguita da una cocente fregatura e accompagnata da una sequela di lutti che mi stanno provando, uno più dell’altro.
Non credo di poter reggere ancora questo ritmo, è come se il tempo non desideri darmi tregua e, nella sua fervida sudditanza al Destino, mi stia ponendo di fronte un impedimento dopo l’altro, in modo da impedirmi un riposo mentale.


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Veranda

Adoro la pioggia, mi da una sensazione di purezza e di tranquillità che mi aiuta a staccare dalle preoccupazioni e dalle tensioni della vita quotidiana.

Quando vivrò per conto mio, se mai ci riuscirò, vorrei avere una casa in campagna, con una grande veranda: per poter sorseggiare il tè, mentre guardo la pioggia infrangersi al suolo; un cadere senza alcuno scopo, se non quello di favorire la vita, quello della pioggia…

Ascolterei la pioggia e assaporerei i profumi della campagna che si risveglia sotto il morbido tocco dell’acqua…


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Disgustato da me…

A volte provo una sensazione di disgusto verso me stesso. Capita quando intuisco che una persona non è felice della sua vita, non rende denso ogni giorno con esperienze sempre nuove e resta fossilizzata nella sua vita mediocre…

Mi dispiace e sono disgustato da me stesso quando non riesco ad aiutare queste persone, quando ho la netta sensazione che la mia presenza, che le mie parole non potrebbero cambiare niente.
Mi odio per essere arrivato troppo tardi, per essere troppo poco…

Essere cinico ed empatico allo stesso tempo… Non credo che sia possibile!


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The day after tomorrow

Domani è l’ultimo giorno, e si scatena il putiferio di banalità su Facebook: sembra davvero che siano tutti così contenti di lasciare la scuola.

Nel frattempo io mi stupisco di me stesso: dopo aver sognato, agognato, pregato perché finalmente finisse… Beh, ora mi viene quasi da piangere. Ho quell’ansia da mal di pancia, che non dipende assolutamente -almeno per quanto ne so io- dall’esame.
Direi piuttosto che è un riconoscere in questi cinque anni di sofferenze, di bile e di rospi ingoiati una sorta di nido.
Il futuro fa sempre paura, andare incontro al nuovo è bello, ma allo stesso tempo spaventoso.

Eppure, questa volta nel day after tomorrow non riesco che a vedere nostalgia…


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I peggiori

Avete presente quei miseri esseruncoli che vagano per la Terra?
Si dai, quelli che fino a tre mesi prima si grattavano allegramente gli attributi in qualche luogo ameno, finanziati da mamma e papà.
Si, sempre quelli che se gli dici “Ah, sai che mi è successo questo?” la risposta è: “Ma dai, che sarà mai! Non fai altro che piangerti addosso, io faccio millemila volte le cose che fai tu e le faccio anche meglio”.

Ecco, sembrerò cinico e stronzo ma quando questa gente che fa la splendida si rende veramente conto di cosa sia fare fatica, bhè, io ci godo.


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Venditori porta a porta

In questo pazzo pazzo mondo in cui le transazioni economiche avvengono via Internet (quale magia!!!) e il Capitale se ne va in giro indisturbato a metterla in culo ora a quella, ora all’altra nazione europea; i venditori porta a porta non si sono ancora estinti.

Quando le frontiere dello spam e del pishing telematico raggiungono vette mai immaginate dall’uomo loro sono ancora li, sempre li, felici e raggianti nei loro completi chic comprati dal marocchino dietro l’angolo mentre cercano con abilità mai comprovate.

Il problema che si pone è il seguente: ma porcaccia eva, se lo sapete che ‘sti minchioni vanno in giro… Che diamine gli aprite a fare?

Già, perché la geniale popolazione del mio condominio sembra godere nel farsi suonare da questi poveretti che cercano in qualche modo di lavorare, quasi che l’atto stesso del suonare alla porta li rendesse di colpo più vivi, più degni di esistere mentre occupano i loro divani con i loro abnormi sederoni sparando flatulenze degne delle fogne di Caracas.

E poi vengono a farti gli occhioni dolci alla porta: “Chissà chi gli ha aperto stavolta?”….    NONN’TA!!*



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Odio

Trovo che sia estremamente sorprendete la capacità che certe persone hanno su di me: riesco, con un atto subitaneo, a catalizzare tutto il mio odio represso su di loro.
Non importa in quale oceano di pace infinita io stia beatamente navigano, riescono comunque a far riemergere quella componente istintuale che odia odia e odia.

Credo che questo fenomeno sia di rilevanza tale da richiedere una specifica trattazione da parte della fisica moderna.


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Un minuscolo spazio vitale

Oggi è giornata produttiva, questi pensieri che mi sovvengono non posso fare a meno di esprimerli in forma scritta, perché penso che, forse, un giorno, li riconoscerò come fattori importanti che hanno contribuito alla mia crescita e guarderò a questi pezzi di blog con tenerezza e rimpianto, almeno spero.

Terminato questo preambolo pensavo questo: non capisco per quale motivo, da sempre, io sia così fottutamente restio a condividere questi prodotti della mia mente, questi miei scritti con chicchesia. Già: potrà suonare strano ma le persone che conosco dal vivo e che leggono, seppur saltuariamente (mi rendo conto che gli argomenti non sono il massimo ^^) questo blog, sono…. UNA!
Già, in questo folle e velocissimo mondo virtuale in cui le informazioni, codificate in pezzi di byte viaggiano alla velocità della luce nessuna delle persone che mi conoscono e che mi vogliono bene sanno che io ho un blog, o un account twitter o hanno una minima idea di cosa sia la mia vita virtuale, al di là di Facebook.

Purtroppo, e dico purtroppo perché sarebbe una soluzione estremamente più semplice, non posso imputare questa colpa alle persone che mi stanno intorno: se così fosse potrei evitarmi tutta una serie di domande che inevitabilmente si presentano alla mia mente. Perché tutto questo riservo su questo blog, sulle mie attività virtuali, sulle quali investo tempo, ma soprattutto nelle quali tendo a riversare parti più intime della mia persona?
Non me lo spiego il perchè… Forse inconsciamente ho paura di essere conosciuto più a fondo di quanto io stesso non decida………

Insomma, non diciamo cazzate, sono io che ho sempre deciso che i miei rapporti con le persone dovessero essere strettamente regolati da me e dalla mia razionalità, non perché io sia una persona schiva o timida nella vita reale; anzi, quando mi ambiento in gruppo sono una persona estremamente vivace e vitale, e allo stesso tempo non riesco a sopportare che una persona sappia di me più di quanto io decida di fargli sapere.
In conclusione mi sono risposto da solo, e forse questo minuscolo spazio vitale (chi di voi riconosce la citazione?) resterà per sempre solo mio e vostro.

Un’ultima domanda mi tormenta: ma questo mio comportamento è normale oppure sono affetto da qualche psicosi?


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Afternoon



Non pensavo, sinceramente, che sarei sopravvissuto a questo pomeriggio: un’accozzaglia di ore passate a cercare un minimo di forza di volontà per continuare a studiare per le inevitabili interrogazioni degli ultimi, maledettissimi giorni, il tutto mentre una turba psicotica di pensieri ti invade prepotentemente la testa e l’anima.

E nel frattempo sogno di posti lontani e di università che mi faranno appassionare allo studio e che mi daranno una formazione personale e culturale oltre lo squallore provinciale in cui mi ritrovo a vivere in questi giorni.

E, nonostante tutto, nonostante questa mia voglia di guardare avanti, nonostante la mia disperata ricerca di un perché in questi anni di scuola massacranti e ripetitivi continua a soverchiarmi, instancabile, un’ansia derivante dal timore di non farcela nemmeno all’università, un terrore cieco di sbagliare scelta.

E, nel frastuono di questa vita impossibile, cerco lentamente di liberarmi da questa assurda mentalità scolastica secondo cui un ragazzo è ciò che produce nei suoi compiti in classe e nelle sue interrogazioni.