13° piano

Non si raggiunge con l'ascensore: è uno stato mentale.


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Di scarsa professionalità e di un Paese alla deriva

La settimana è stata lunga e, come sempre, stancante. Negli ultimi tempi avverto sempre più di frequente una sorta di lacerazione interna, come se la mia persona si stia adattando a vivere due vite differenti e parallele: una universitaria e una a casa, con gli impegni personali e familiari che si accumulano e richiedono attenzione.

Spendendo la maggior parte di questa vita bipolare all’università io e lo studio siamo come due fratelli che si guardano di soppiatto, a volte ci piacciamo e a volte ci detestiamo. A questo si aggiunge, come contorno, il contatto quotidiano con i docenti che fanno del destabilizzarmi e sconvolgermi una missione quotidiana.

Proprio durante la scorsa settimana ho avuto la riprova che, per taluni di questi docenti, la professionalità è cosa sconosciuta ed anche molesta.

Di fronte alla medesima richiesta di un programma d’esame ho assistito e vissuto a due risposte diverse e date con due atteggiamenti diversi: da una parte stizza e assoluta reticenza a dare quantomeno delle indicazioni su cosa studiare; dall’atra simpatia e, a seguire, una serie di “fraterni” consigli su cosa studiare e cosa tralasciare.

Il discrimine tra le due? La presenza di un bel paio di tette.

Ecco, io mi chiedo come questo Paese possa andare avanti quando nell’Università, che dovrebbe formare l’élite del domani (c’è qualcuno che ci crede ancora? Se sì, presentatemelo, ve ne prego), vegetano questi personaggi dalla dubbia cultura e dalla professionalità ancora più evanescente.

Non chiedo Professori asessuati o immuni al fascino di una bella ragazza; chiedo professionalità. Vorrei professori consci del loro ruolo che presentino programmi in tempo utile per far studiare gli studenti e siano obiettivi e corretti nel dare risposte alle domande degli studenti.


6 commenti

Puzzle

Avete presente quella spiacevole sensazione? Si, quella! Quando stai per finire il tuo fighissimo puzzle e a 20 pezzi dalla fine ti rendi conto di aver perso uno dei pezzi centrali.
Io quella sensazione la provo troppo spesso ultimamente, e spesso quando non sto facendo puzzle.